Parrocchia santi Pietro e Paolo

Gravesano, Bedano e Manno

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Benvenuti

Sul portale della parrocchia di Bedano, Gravesano e Manno potete trovare informazioni sulle diverse attività parrocchiali

Che gioia potervi annunciare, che grazie alla generosità di molti fra di voi, la nostra chiesa parrocchiale avrà finalmente un Crocifisso appeso nell’abside, in sostituzione del dipinto che immortala il ritrovamento della Santa Croce da parte di sant’Elena a Gerusalemme, che verrà spostato nella navata di sinistra.

Come sarà questo Crocifisso? La foto di copertina del bollettino autunnale ci svela come sarà.

Qualcuno potrà essere sorpreso dal modo con il quale il Cristo è stato messo in croce. Siamo, infatti, abituati a tutt’altra disposizione, soprattutto delle braccia. Ebbene, il nostro Crocifisso è stato realizzato a partire dai dati rilevati sulla Sindone. Il prof. Antonio Cassanelli, responsabile del Centro diocesano di Sindonologia Giuli Ricci, che mi ha proposto il Crocifisso, e che spero potere avere ospite per una serata di spiegazioni, afferma: “Ogni goccia di sangue assorbita dal tessuto, ogni segno rimasto impresso sulla trama di lino sono gli eccezionali testimoni del Vangelo, in grado di rivelarci situazioni ed avvenimenti vissuti da Gesù durante il Venerdì Santo. Realizzando il crocefisso sindonico, mons. Ricci ricostruì fedelmente nelle misure, nella posizione, nelle ferite e nelle piaghe, il corpo di Gesù in croce così come ci viene testimoniato dalla Sindone. I suoi studi nel campo della metrologia anatomica, delle conseguenti ricostruzioni assonometriche, e della misurazione geometrica dei rivoli di sangue sono esemplari.Guardando il crocefisso sindonico possiamo ripercorrere la Passione di Gesù in tutte le sue fasi nella loro verità storica: la flagellazione, la coronazione di spine, la via crucis, le cadute, la crocifissione mediante tre chiodi, la morte, la ferita della lancia al costato. Pregando davanti il crocefisso sindonico possiamo contemplare, in tutta la sua drammatica realtà, “il Crocefisso” così come lo videro Maria e Giovanni ai piedi della croce e renderci conto di quanto grande sia stato l’amore di Gesù per noi”.

Il mio più grande desidero, quando potremo contemplare il Cristo in croce, è che ognuno di noi lasci da parte ogni sua idea e immaginazione al riguardo di Gesù, per essere capace di lasciarsi incontrare da Lui oggi, come Lui vuole. C’è, infatti, un grande rischio, lo stesso vissuto dai compaesani di Gesù: quello di non saperlo riconoscere per quello che egli effettivamente é. Lo conoscono, ma non lo riconoscono. Papa Francesco, nell’Angelus di domenica 4 luglio u.s. a questo proposito ha affermato: “C’è differenza tra conoscere e riconoscere. I compaesani di Gesù lo conoscono da trent’anni e pensano di sapere tutto! “Ma questo non è il ragazzo che abbiamo visto crescere, il figlio del falegname e di Maria? Ma da dove gli vengono, queste cose?”. In realtà, non si sono mai accorti di chi è veramente Gesù. Si fermano all’esteriorità e rifiutano la novità di Gesù. Quando facciamo prevalere la comodità dell’abitudine e la dittatura dei pregiudizi, è difficile aprirsi alla novità e lasciarsi stupire. Finisce che spesso dalla vita, dalle esperienze e perfino dalle persone cerchiamo solo conferme alle nostre idee e ai nostri schemi, per non dover mai fare la fatica di cambiare. E questo può succedere anche con Dio, proprio a noi credenti, a noi che pensiamo di conoscere Gesù, di sapere già tanto di Lui e che ci basti ripetere le cose di sempre. E questo non basta, con Dio. Ma senza apertura alla novità e soprattutto apertura alle sorprese di Dio, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un’abitudine, un’abitudine sociale. Ora, nella preghiera, chiediamo alla Madonna, che ha accolto il mistero di Dio nella quotidianità di Nazaret, di avere occhi e cuore liberi dai pregiudizi e avere occhi aperti allo stupore: “Signore, che ti incontri!”. E quando incontriamo il Signore c’è questo stupore. Lo incontriamo nella normalità: occhi aperti alle sorprese di Dio, alla Sua presenza umile e nascosta nella vita di ogni giorno”.

Il mio augurio per il nuovo anno pastorale che è alle porte è quello di lasciarci stupire dalle sorprese di Dio, crescendo nella sua conoscenza partecipando alle proposte di catechesi offerte in parrocchia.

don Massimo