Parrocchia santi Pietro e Paolo

Gravesano, Bedano e Manno

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Tra lo spirare di forti venti di guerra, l’esplosione del costo della vita, i cambiamenti climatici che possiamo vedere e toccare anche da noi, potrebbe sembrare che il mondo stia andando alla deriva. Che il buon Dio, come il famoso capitano Schettino di antica memoria, abbia abbandonato la nave, ormai sconsolato e senza speranza nel costatare come le sue creature gli abbiano voltato le spalle e siano convinte di poter vivere meglio e più felici senza di Lui? Per nostra fortuna, Dio non ha abbandonato il mondo, non ci ha voltato le spalle, ma continua instancabilmente, a cercarci e ad invitarci alla conversione. Desidero, a questo proposito, condividere con voi, una testimonianza che mi ha molto colpito.

María Martínez Gómez ha 45 anni, un tempo era un anticlericale accanita: pro – aborto, pro- divorzio ed inoltre lavorava come infermiera in una clinica abortista di Bilbao in Spagna. Nonostante fosse stata battezzata e proveniva da una famiglia cattolica, la Chiesa era la sua nemica fino a quando non arriva una grande conversione in Nepal, prima infatti si chiamava Amaya ora Maria.
“Le mani che vedete qui tempo fa erano macchiate del sangue di innocenti. Ho lavorato in una clinica abortista per vari anni praticando aborti come infermiera” racconta. “Il mio lavoro consisteva nel far sì che le donne che abortivano non creassero problemi. Ogni 15 minuti passava una donna. Le isolavamo perché non ci fosse pentimento o marcia indietro. Il mio cuore era sufficientemente indurito da non sentire, e la mia coscienza era addormentata. Credevo di fare la cosa giusta e che la donna che abortiva avesse diritto a una vita tranquilla e senza problemi. E poi volevo pagare la mia ipoteca, comprarmi una macchina, andare in vacanza…”. Le hanno chiesto come mai è tornata in Occidente e fa conferenze sulla vita, la donna ha risposto così: “Perché oggi sono chiamata a parlare della misericordia come ultima àncora di salvezza o speranza per i più peccatori tra i peccatori. La misericordia di Cristo è la bontà suprema che tutti noi possiamo accogliere”.
Pur di non stare a sentire la sua coscienza che gridava e si ribellava a tutto ciò, si autoconvinceva che quei feti abortiti erano soltanto coaguli di sangue. Ma è difficile ingannare la coscienza, infatti esteticamente il suo corpo ne risentiva e iniziava a perdere i capelli. Maria si è sposata, ha studiato fisioterapia e ha quindi aperto uno studio che le faceva guadagnare tanto denaro; i suoi clienti erano commercialisti, calciatori e personaggi illustri della città. Racconta: “Sfoggiavo gioielli, borse da mille euro, organizzavo serate con una bottiglia di champagne da 150 euro dopo l’altra. Non mi importava di niente, solo della mia carriera, e credevo di avere tutto. Mio marito ed io facevamo invidia a tutti, eravamo la coppia perfetta”. L’11 gennaio 2017, suo marito le dice che voleva lasciarla, le crolla il mondo addosso ed ecco il primo tentativo di suicidio. L’8 maggio dello stesso anno, la chiamano dal Nepal per chiedere il suo aiuto in quanto si era verificato un terremoto di 7,3 gradi e cercavano gente preparata. “Dovevamo rimanere a Kathmandu qualche giorno. Lì lavoravano delle suore di Madre Teresa di Calcutta e dicevo: ‘Non mi parlate di quella donna, la odio letteralmente’. Mi sembrava mostruoso che si dedicassero ad assistere i moribondi che erano vicini al crematorio della città”.
Un giorno però, una delle suore la prende per un braccio e le dice di andare in una direzione precisa, lei si era rifiutata ma quella notte non aveva chiuso occhio, così chiede alla guida di mostrargli quel luogo: era dove abitavano le religiose. Dopo la prima visita, è ritornata un altro giorno. Quella mattina le religiose erano sedute per terra ed era iniziata l’Eucarestia. Proprio in quel momento nella vita di Maria cambia tutto: “Ho sentito qualcosa nel cuore, una voce. ‘Benvenuta a casa’. Ho pensato che fosse provocato dall’altitudine”, ma non era così. La voce è tornata a dire: “Benvenuta a casa. Quanto hai tardato ad amarmi”. “Era la Croce di Cristo che mi stava parlando. Il Buon Pastore, nella sua infinita misericordia, ha deciso di chiamare la pecora smarrita, la più miserabile, che ero io”.
Si è sentita perdonata, amata e purificata. È caduta per terra con le ginocchia piegate e non faceva altro che piangere ma quella voce ancora le parlava e le diceva: “Non importa quello che è successo finora. Questa è la misericordia: importa solo quello che accadrà d’ora in poi”. Maria apre gli occhi ed era già un’altra persona.

Il nostro Dio è il Dio della vita; della gioia; della bellezza; del perdono; della misericordia; il Dio che è morto e risorto; che ci ha lasciato il suo Corpo e il suo Sangue, l’Eucarestia. È il miglior capitano al quale affidare le redini della nostra vita.

Auguro a tutti che questa Pasqua, che letteralmente significa “passaggio”, possa essere veramente l’occasione per lasciarci amare da Lui e impegnarci personalmente nella conversione del nostro cuore.

don Massimo